AZZORRE MIRAGGIO DI ESOTICA BELLEZZA

Un viaggio emozionante in un paradiso di biodiversità sospeso tra l'Europa e l'America.

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Un canto di sirene tra le nebbie atlantiche: così le isole Azzorre devono essere apparse ai naviganti portoghesi che qui approdarono nel XV secolo, durante la rotta verso il nuovo mondo. Una meta dove realtà e mito si mescolano fin dalla storia del nome dell’arcipelago che secondo la documentazione dell’epoca deriva dalla parola açor , falco in portoghese, volatili padroni delle selvagge foreste che ne ricoprivano il territorio.

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Nove isole di origine vulcanica, ognuna con le proprie peculiarità, accomunate da una rigogliosa natura color smeraldo impreziosita da laghi cristallini, geyser, cascate, ortensie profumate e piantagioni di tè.

Paesaggi così affascinanti da essere considerati da molti  quel che resta del mitico regno di Atlantide, ma anche esperienza indietro nel tempo grazie agli autentici e ben conservati simboli della cultura lusitana, eredità dei coloni che qui trovarono un porto molto più importante dei loro carichi di spezie e merci esotiche. A Terceira, capitale culturale dell’arcipelago, lo stile portoghese è stato rielaborato in chiave barocca secondo un canone architettonico che nel centro storico della città di Angra ha conquistato la tutela di patrimonio UNESCO. Non solo splendidi edifici di calce e pietra e dettagliatissimi azulejos, ma anche un folclore portoghese che si respira nelle animate corride di strada e nelle colorate celebrazioni cattoliche come le feste dello Spirito Santo. Questi antichi rituali religiosi fanno risalire la propria origine al Medio Evo e hanno come fulcro principale del loro svolgimento gli imperios, piccole e colorate cappelle che da aprile a settembre si animano con  processioni e festeggiamenti propri in ogni isola.

Per apprezzare al meglio tutta la varietà di tradizioni e attrattive dell’arcipelago perché limitarsi ad esplorare una sola isola? Per chi lo osserva sulla mappa sono tre i gruppi geografici riconoscibili: quello orientale, composto da Santa Maria e São Miguel; quello centrale con Terceira, Graciosa, São Jorge, Pico e Faial; e infine quello occidentale, costituito da Corvo e Flores.

L’isola più grande è quella di São Miguel, principale scalo aeroportuale e privilegiato punto di partenza di un viaggio tra spettacolari panorami terrestri e marini. Piccole spiagge e soprattutto strapiombi mozzafiato da cui ammirare la sconfinata forza delle correnti atlantiche e non solo: l’intera area è uno degli habitat ideali per osservare la vita dei cetacei tra cui delfini, balene e addirittura orche. Fino agli anni Ottanta  l’industria baleniera era uno dei mercati di punta per l’economia delle Azzorre che dai colossi del mare ricavava olio combustibile, carne, mangimi per animali, concime e utensili in osso. Perfino Melville in Moby Dick etichettò i balenieri dell’arcipelago come i migliori di questo settore, oggi abbandonato in favore di tutte quelle attività legate alla protezione e all’osservazione dell’ecosistema marino. Indescrivibile l’eccitazione che si prova durante gli avvistamenti per le uscite di whale watching.

Il territorio vulcanico delle Azzorre ne ha favorito, invece, l’affermazione come nuova meta dedicata all’escursionismo e al geoturismo. Le fumarole e le sorgenti di acqua termale nella valle di Furnas, a São Miguel, sono l’esempio più famoso di questa suggestiva attività geotermica. Molteplici i crateri ormai inattivi ricoperti dall’acqua o dalla fitta vegetazione, sviluppatasi grazie al clima mite e alla ricchezza mineraria del terreno lavico, diventati la piacevole cornice per rigeneranti percorsi nella natura soprattutto alla Caldeira di Faial, alle Lagoas di Flores o a Lagoa do Fogo e Sete Cidades a São Miguel. Per trekking più impegnativi da non perdere le escursioni nella solitaria São Jorge o verso la cima dell’isola di Pico, la più alta di tutto il Portogallo.

Un paesaggio di alture che contrastano con le ampie vallate e i morbidi pendii terrazzati di Graciosa, conosciuta come l’Isola Bianca a causa dell’imbiancatura a calce delle sue abitazioni tradizionali e dei pittoreschi mulini. Alla tavolozza di sfumature delle Azzorre si aggiunge il  giallo della piccola Santa Maria, le cui rinomate spiagge sabbiose risplendono del contrasto con le acque azzurro-turchese dell’Atlantico.

Proprio il mare e il conseguente isolamento geografico hanno contribuito allo sviluppo di una gastronomia molto legata ai prodotti del territorio e alla semplicità delle tradizioni degli azzorriani, un tempo prevalentemente contadini e pescatori. Oggi la cucina dell'arcipelago è sicuramente più sperimentale, ma i suoi piatti forti rimangono il pesce in tutte le sue varianti, oltre a una buona selezione di formaggi e alle carni di manzo e maiale.

Un arcipelago che grazie a tutti questi tesori sembra quasi immaginario per la sua unicità... perchè quindi non abbandonarsi all’idea di un’avventura verso una terra da sogno così tanto idealizzata dai viaggiatori d’altri tempi ?

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