CARTOLINA DELLE DINASTIE MING E QING DA PINGYAO

La fragile bellezza del capoluogo dello Shanxi oltre l’immaginario cinematografico

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I labirintici cortili dei palazzi nobiliari, gli antichi templi, le strade a scacchiera e le innumerevoli botteghe di cianfrusaglie di ogni tipo: impossibile tenere il conto di tutti i dettagli che hanno reso Pingyao la meta ideale per scoprire quel volto nascosto di una Cina che sembra convivere accanto alle logiche da futuristica potenza economica.

Sono sei i chilometri di mura, circondate da un fossato profondo 4 metri, che dal 1370 ne preservano l’intricato sistema urbanistico e le sono valse il riconoscimento di una delle città fortificate meglio conservate e visitate dello Shanxi. La provincia svolse un ruolo chiave in termini, oltre che difensivi, soprattutto commerciali al tempo della dinastia Ming. Fu in questa culla per la finanza cinese moderna che i banchieri dello Shanxi prosperarono per lungo tempo rendendo possibile il trasferimento di denaro all’interno del paese grazie alla creazione dei piaohao, piccole banche a conduzione familiare, e ponendo così le basi per lo straordinario sviluppo culturale, sociale, economico e religioso di cui ancora oggi sono visibili le importanti testimonianze tutelate dall’UNESCO.

È camminando lungo la maestosa cinta muraria che si ha la possibilità di misurarsi con lo straordinario valore di Pingayo la cui pianta, disegnata da ben settantadue torri di vedetta e sei imponenti porte d'entrata, ricorda la sagoma di una tartaruga. L’animale, simbolo di longevità nella cultura tradizionale cinese, ha assicurato stabilità e vita eterna alla città e alla stessa fortificazione, riparata circa ventisei volte negli ultimi cinquecento anni. Oltre le eleganti merlature si apre un orizzonte infinito di tetti e pagode che fanno sognare i misteri nascosti nelle corti delle abitazioni dei primi banchieri cinesi oggi diventate importanti musei.

Prima fra tutte la Qiao’s Family Courtyard celebrata dalla fotografia narrativa del film di Zhāng Yìmóu. La casa più volte rimodernata, ha mantenuto, oltre agli splendidi portoni di legno intarsiato uno sviluppo architettonico a forma di carattere della “doppia felicità” con oltre trecento tredici stanze, sei cortili maggiori e diciannove minori. Ogni spazio presenta delle mura esterne alte dai sette agli otto metri che proteggono la dimora dal vento a sud e dalla sabbia a nord. Fuori dall'edificio principale un sistema di corridoi coperti, in legno riccamente decorato, rendeva più comodi gli spostamenti tra i diversi spazi. Inoltre, la stessa disposizione delle finestre fu pensata per migliorare l’illuminazione degli interni. L’espediente cinematografico delle lanterne rosse accoglie i visitatori della Quarta Casa dove la giovane e bella Songlian, sfortunata protagonista della pellicola, viveva, prima che la gelosia per le altre concubine e l’insofferenza per la propria condizione la conducessero alla pazzia.

Se di sera le calde sfumature delle luminarie disegnano a tratti decisi un’immagine quasi fiabesca di Pingyao, con lo svanire delle ombre della notte, la quotidianità si rivela in un tripudio di momenti che richiamano allo scatto il viaggiatore. Uomini che giocano a wéiqí o a carte, placidi anziani dall’età indefinita pronti per la pratica del Tai Chi Chuan, bambini addormentati, donne che mangiano e cucinano, abili commercianti sempre pronti a tirare fuori una calcolatrice per strappare il prezzo migliore in una contrattazione commerciale. È in questa umanità ancora così autenticamente viva che si coglie il carattere di una città che non perde il proprio fascino nonostante le tentazioni turistiche.

Il Tempio di Confucio è uno degli altri preziosi tesori custoditi a Pingyao. Grazie alla sala principale risalente al XII secolo è considerato uno dei più antichi della Cina. Oltre all’enorme carattere “kui” si narra che qui fosse custodito un grande tamburo che poteva essere percosso solo dai primi arrivati all'esame imperiale. Anche se nella città nessuno ottenne mai questo titolo, nelle opere locali non mancano storie di letterati che superarono con successo una serie di difficili prove.

Poco fuori città imperdibile è il Tempio Shuanglin. Qui sono conservate delle splendide statue in argilla dipinta risalenti alle dinastie Song e Yuan inserite in un contesto di grande suggestione. Particolarmente espressive risultano essere quelle custodite nella sala dei Re celesti caratterizzate dagli occhi in vetro colorato.  

La creativa spiritualità dello stile Tang sbalordisce anche nel vicino Tempio Zhenguosi con le spettacolari sculture in legno e gli splendidi disegni murali che raccontano, attraverso motivi paesaggistici, floreali, faunistici ed umani la straordinaria vita del Buddha.

La scoperta di Pingayo si riassume in una continua fonte d’ispirazione per tutti coloro che sono alla ricerca di quel mix di storia, religione e tradizione prerogativa che fa della Cina una destinazione unica al mondo.

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