IL MITO DELLA CREAZIONE ABORIGENA AD ARNHEM LAND

Oltre i consueti itinerari di viaggio per esplorare la dimensione più onirica dell’Australia Northern Territory.

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Australia, terra di grandi spazi sinonimo di libertà e delle infinite possibilità di scoperta: è inseguendo il potere evocativo del Tempo del Sogno raccontato da Bruce Chatwin nel suo libro "Le Vie dei Canti" che arriviamo nella più grande riserva aborigena del continente al confine con il Kakadu National Park.

Nonostante il cuore aborigeno, l’intera area prende il proprio nome dalla nave olandese che fece il primo avvistamento di queste terre intorno al 1623.
Nel corso dell'anno, il paesaggio di Arnhem Land subisce cambiamenti spettacolari per l’alternarsi della stagione secca con quella umida nei mesi che vanno da ottobre a marzo.
97.000 chilometri quadrati di foreste, fiumi spettacolari e gole a est  di Darwin che custodiscono non solo le tracce della storia e della spiritualità della più antica cultura vivente al mondo, ma anche le sue interpretazioni più contemporanee.

Sono oltre 17.000 le persone di etnia yolngu che risiedono in questi luoghi coniugando pratiche di vita tradizionale ad altre più moderne: accanto ai villaggi e alle fattorie sono arrivati i supermercati, i take-away, Internet, ma il sistema di parentela è rimasto forte, la vita cerimoniale importante, si va ancora a cacciare e a pescare. Le tradizioni sono in movimento sulle piste rosse dell’Outback con i loro angoli sacri e le rocce di arenaria, celanti chissà quanti siti d’arte rupestre datati millenni.

Gli interessi commerciali sono rivolti all’esterno e le visite dei “balanda”, gli uomini bianchi, sono regolamentate  attraverso un sistema di permessi che mira a proteggere questo delicato equilibrio.

Molteplici le esperienze che si possono fare della tradizione orale e artigiana nella regione a cominciare dalla comunità di Gunbalanya: qui le rocce dell’altura di Injalak rivelano lo spettacolo di una labirintica galleria a cielo aperto dove, accanto a dipinti risalenti anche 20 mila anni fa, si fanno largo le opere di artisti locali che continuano la preziosa memoria espressiva dei loro antenati. Ieri, come oggi, si ammirano scene di caccia e rappresentazioni di animali, resi attraverso l’uso dei colori cerimoniali quali il bianco, il rosso, il giallo e il nero. Ma è quando non hanno il pennello in mano che gli aborigeni fanno il regalo più grande che il viaggiatore possa ricevere: il racconto e la condivisione delle loro storie.

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