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Dentro le medine del Marocco: Fès, Marrakech e Meknès viste dai vicoli

Porte, souk per mestieri, botteghe e cortili: come sono costruite e come funzionano le tre medine

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Da Bab Bou Jeloud, la porta rivestita di piastrelle blu sul fronte esterno e verdi su quello interno, partono due delle direttrici principali della città vecchia, Talaa Kebira e Talaa Seghira, che seguono la pendenza del terreno restringendosi e biforcandosi a mano a mano che scendono. Oltre la soglia le automobili scompaiono quasi subito e il trasporto delle merci passa ai carretti a mano, ai piccoli mezzi compatibili con la larghezza dei vicoli e, ancora oggi, agli animali da soma.

È il modo più immediato per capire cosa siano le medine del Marocco, quartieri nati molto prima della circolazione automobilistica e la cui struttura continua a stabilire come ci si muove, dove si commercia e in che modo si abita.

Fès el-Bali, una città che si legge camminando

La medina di Fès, Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1981, si sviluppò a partire dal IX secolo sulle due sponde dell'Oued Fès, e i nuclei originari finirono nel tempo per saldarsi in quel tessuto fitto che caratterizza ancora oggi la città vecchia. A Fès el-Bali alcune strade collegano fra loro porte, mercati e moschee, mentre i derb, i vicoli senza uscita, servono soltanto le abitazioni che vi si affacciano; ogni quartiere disponeva inoltre dei propri servizi essenziali, dalla moschea al forno pubblico, dall'hammam alla fontana. Quello che a prima vista sembra un labirinto risponde in realtà a questa gerarchia di percorsi e di funzioni.

Le guide su cosa vedere a Fès tendono a elencare madrase, fontane, souk e concerie come tappe separate, ma nella medina i monumenti appartengono alla trama stessa delle strade e possono comparire all'improvviso lungo un vicolo, spesso dietro facciate molto più sobrie degli ambienti che custodiscono.

Souk e botteghe: la città organizzata per mestieri

Nei souk del Marocco si riconosce ancora, almeno in parte, la tradizionale suddivisione delle attività per mestiere: il souk Attarine di Fès prende il nome dai commercianti di spezie ed essenze, e in Place Seffarine, dove lavorano gli artigiani del rame e dell'ottone, i colpi dei martelli si sentono prima di arrivare in piazza.

Allo stesso sistema appartenevano i funduq, gli edifici destinati ai mercanti e alle loro merci, con magazzini e spazi per il carico al piano terra e alloggi ai livelli superiori. Il Funduq al-Najjarin, che risale al XVIII secolo e oggi ospita un museo, conserva bene quella distribuzione degli ambienti attorno al grande cortile centrale.

Le concerie Chouara restano la testimonianza più conosciuta dell'artigianato cittadino: le vasche in muratura corrispondono alle diverse fasi della lavorazione delle pelli, dalla preparazione alla concia e alla tintura, e la vicinanza al corso d'acqua rispondeva al fabbisogno di un'attività che ne consumava grandi quantità.

Dietro le porte: madrase e cortili

La moschea Al-Qarawiyyin, fondata nell'859 per iniziativa di Fatima al-Fihri, divenne nei secoli un centro importante per l'insegnamento religioso e giuridico, e attorno a quel nucleo sorsero diverse madrase destinate, tra le altre cose, ad accogliere gli studenti che arrivavano da fuori città.

La Bou Inania, costruita alla metà del XIV secolo, e la al-Attarine, degli anni Venti dello stesso secolo, hanno cortili decorati con zellij, stucco intagliato e legno di cedro lavorato, e conservano ai piani superiori le celle degli studenti. Dalla strada, dietro ingressi piuttosto discreti, non si intuisce quasi nulla di quello che contengono.

Marrakech: dalla piazza ai souk

La medina di Marrakech, fondata dagli Almoravidi nell'XI secolo e Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1985, si sviluppa su un terreno molto diverso da quello di Fès, e il suo riferimento principale è Jemaa el-Fna, il grande spazio aperto ai margini dei souk il cui spazio culturale è iscritto dal 2008 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità dell'UNESCO.

L'uso della piazza cambia con le ore: durante il giorno vi transitano venditori, abitanti e banchi di spremute, poi verso sera vengono montate le cucine mobili e lo spazio si riempie progressivamente. A nord comincia il reticolo dei souk, dove sopravvivono alcune specializzazioni storiche, da Semmarine per i tessuti a Rahba Kedima per erbe e merci secche, fino alle zone più interne tradizionalmente legate a tintori e fabbri.

Chi cerca cosa vedere a Marrakech parte quasi sempre da questa zona, ma per orientarsi conta anche un riferimento esterno al reticolo dei vicoli, il minareto della Koutoubia, di epoca almohade e alto circa 77 metri, visibile da diversi punti della città. Attorno alla medina corrono circa diciannove chilometri di mura, costruite prevalentemente in terra battuta e interrotte da porte di epoche diverse, tra cui Bab Agnaou, realizzata in età almohade come ingresso monumentale alla kasbah.

Meknès: la città imperiale incontra la medina

A Meknès, Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1996, il rapporto tra medina e architettura monumentale cambia di nuovo, perché Moulay Ismail, salito al trono nel 1672, ne fece la capitale del proprio regno e avviò la costruzione di palazzi, recinti fortificati, granai e altri grandi complessi, le cui proporzioni si comprendono osservando Heri es-Souani e il bacino dell'Agdal.

Poco più avanti Bab Mansour domina Place el-Hedim con le sue decorazioni geometriche e gli zellij, ma alle spalle della piazza la città torna presto alla scala della medina, con souk, botteghe e strade commerciali che continuano a servire la vita quotidiana degli abitanti. Lo stacco tra i due registri è più netto che a Fès e a Marrakech.

Dalla medina alla città nuova

Fuori dalle mura il cambiamento si percepisce subito, perché durante il protettorato francese, accanto alle città storiche marocchine, furono sviluppati quartieri nuovi con strade più larghe e un impianto urbano completamente diverso, e ancora oggi bastano pochi minuti per passare dalle arterie percorse dalle automobili ai vicoli della città vecchia.

Le medine, del resto, continuano a cambiare: molte abitazioni tradizionali sono state trasformate in riad e strutture ricettive, la conservazione degli edifici storici pone problemi ancora aperti e le botteghe artigiane convivono con attività commerciali di ogni genere.

Un viaggio in Marocco tra Fès, Marrakech e Meknès si può leggere anche in questo modo, osservando dove cambia la città, come si organizzava il commercio e cosa si trova dietro le porte.


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