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Sulle strade del tabacco nella Valle di Viñales.

Paradiso ecologico dell’Isla Grande e cuore delle tradizioni legate alla vita nelle sue antiche haciendas.

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La produzione dei sigari a Cuba è un'arte antica, orgoglio di una coltivazione, essiccazione e processazione tutta manuale per le qualità più pregiate nelle piantagioni della provincia di Pinar del Rio. In quest’area di terra rossa e vegetazione rigogliosa, a poche ore d’auto ad ovest de L’ Avana, parlare di viaggio nel tempo è tutt’altro che pura retorica.

ALLE RADICI DELLA PRODUZIONE DEL SIGARO CUBANO
Il fumo a scopo rituale e curativo per le civiltà precolombiane del Sudamerica, è diventato simbolo di ricchezza e potere con i conquistadores spagnoli e portoghesi del XVI secolo.
La pianta del tabacco ha trovato a Cuba le caratteristiche climatiche ideali per la sua crescita fino a rappresentare una fonte di reddito strategica per l’isola, capace di superare qualsiasi crisi produttiva. Anche quella conseguita dall’embargo statunitense che di fatto ne ha accresciuto il prezzo della domanda sul mercato grazie ad uno status di esclusività.
La coltivazione, ancora oggi poco meccanizzata, è concentrata nei mesi da novembre a maggio. Una volta conclusa la raccolta, la terra è utilizzata per seminare malanga, manioca, mais, yucca e altre verdure fino a ottobre.
I sigari, identificati come premium coltivati nell’area di Vuelta Abajo e certificati come puros habanos, sono caratterizzati dall’artigianalità in tutte le loro fasi produttive e dall’altissima qualità della materia prima. 
Due le principali varietà di tabacco cubano utilizzate nella fabbricazione: il Carojo e il Criollo. Il primo costituisce generalmente la “capa”, l’involucro che riveste il sigaro, mentre il secondo crea il “capote”, un ulteriore strato di copertura o la “tripa”, cioè la parte interna.
Ogni piantagione di tabacco quindi, in base alla specie di pianta coltivata, avrà un determinato impiego nell’articolata catena produttiva.
I guajiros procedono dal basso verso l’alto in una raccolta fatta di gesti resi rapidi da anni di esperienza. Le foglie non sono prelevate tutte insieme, ma viene dato loro il tempo di crescere, parcellizzandone il ritiro. Da ogni pianta si possono ottenere fino a 30 sigari.
Anche l'essiccazione è differente a seconda del tipo di foglia: se utilizzate nella “capa”, la conservazione non avviene sotto il sole ma in capanne dal tetto di palma chiamate tapados per circa quaranta-sessanta giorni e trattate in modo da controllarne il grado di umidità. Tocco finale alla lavorazione è quello dato dalle abili mani dei “torceadores”. Dal momento della semina, il tempo minimo per ottenere il prodotto finale, secondo il metodo tradizionale cubano, è di circa un anno. Tuttavia, un sigaro diventa sempre più pregiato se fatto stagionare nelle giuste condizioni.
L’intera area è custode, oltre che di questa artigianalità produttiva d’eccellenza, anche di splendidi esempi di architettura tradizionale per villaggi e fattorie.

COSA VEDERE NELLA PITTORESCA CITTADINA DI VIÑALES
Il fumo a scopo rituale e curativo per le civiltà precolombiane del Sudamerica, è diventato simbolo di ricchezza e potere con i conquistadores spagnoli e portoghesi del XVI secolo.
La pianta del tabacco ha trovato a Cuba le caratteristiche climatiche ideali per sua crescita fino a rappresentare una fonte di reddito strategica per l’isola, capace di superare qualsiasi crisi produttiva. Anche quella conseguita dall’embargo statunitense che di fatto ne ha accresciuto il prezzo della domanda sul mercato grazie ad uno status di esclusività.
La coltivazione, ancora oggi poco meccanizzata, è concentrata nei mesi da novembre a maggio. Una volta conclusa la raccolta, la terra è utilizzata per seminare malanga, manioca, mais, yucca e altre verdure fino a ottobre.
I sigari, identificati come premium coltivati nell’area di Vuelta Abajo e certificati come puros habanos, sono caratterizzati dall’artigianalità in tutte le loro fasi produttive e dall’altissima qualità della materia prima. 
Due le principali varietà di tabacco cubano utilizzate nella fabbricazione: il Carojo e il Criollo. Il primo costituisce generalmente la “capa”, l’involucro che riveste il sigaro, mentre il secondo crea il “capote”, un ulteriore strato di copertura o la “tripa”, cioè la parte interna.
Ogni piantagione di tabacco quindi, in base alla specie di pianta coltivata, avrà un determinato impiego nell articolata catena produttiva.
I guajiros procedono dal basso verso l’alto in una raccolta fatta di gesti resi rapidi da anni di esperienza. Le foglie non sono prelevate tutte insieme, ma viene dato loro il tempo di crescere, parcellizzandone il ritiro. Da ogni pianta si possono ottenere fino a 30 sigari.
Anche l'essiccazione è differente a seconda del tipo di foglia: se utilizzate nella “capa”, la conservazione non avviene sotto il sole ma in capanne dal tetto di palma chiamate tapados per circa quaranta-sessanta giorni e trattate in modo da controllarne il grado di umidità. Tocco finale alla lavorazione è quello dato dalle abili mani dei “torceadores”. Dal momento della semina, il tempo minimo per ottenere il prodotto finale, secondo il metodo tradizionale cubano, è di circa un anno. Tuttavia, un sigaro diventa sempre più pregiato se fatto stagionare nelle giuste condizioni.
L’intera area è custode, oltre che di questa artigianalità produttiva d’eccellenza, anche di splendidi esempi di architettura tradizionale per villaggi e fattorie.

ECOTURISMO TRA I MOGOTES: ESCURSIONI ED ESPERIENZE ATTIVE
Quello che si apre fuori dal piccolo nucleo cittadino è un paesaggio tra i più spettacolari che l’isola ha da offrire per biodiversità completamente immerso nella Sierra de los Órganicos.
L’area è un unicum per specie di flora e fauna ma anche per la sua conformazione carsica. A partire dal periodo Cretaceo, il paesaggio è stato modellato da un lento e progressivo processo di erosione da parte di una rete sotterranea di corsi d’acqua. Il risultato è apprezzabile nell’articolato sistema di grotte di cui oggi ci sono splendidi esempi visitabili. In barca nella cueva del Indio si potranno ammirare stalagmiti dalle forme fantasiose, mentre quella di dimensioni più imponenti è la cueva de Santo Tomás. Non sono mancati ritrovamenti archeologici e lasciti di iscrizioni parietali antecedenti all’arrivo degli spagnoli.
Facendo una sosta al Mirador de los Jazmines l’occhio, però, non potrà che venire catturato dai promontori tondeggianti che sembrano spuntare qua e là all’orizzonte. Si tratta dei mogotes, peculiari formazioni rocciose di origine calcarea sviluppatesi proprio a seguito del lento processo di modellamento delle acque. Oggi la loro altezza oscilla tra i 140 e i 400 metri con pareti verticali di forte richiamo per tutti gli appassionati di arrampicata.
Sulle pendici del Mogote Dos Hermanas il pittore Leovigildo González Morillo, seguace del messicano Diego Rivera, ha realizzato nel corso di cinque anni un’imponente opera dai colori sgargianti che immortala la ricchezza dell’evoluzione biologica dell’area: il Mural de la Prehistoria.
Ma per cogliere lo spirito incontaminato del luogo sono anche diverse le opzioni per dedicarsi a trekking di varia difficoltà o a piacevoli passeggiate a cavallo attraverso cui immergersi lentamente in tutte le sfumature tropicali della vegetazione locale.

Pronto ad un’avventura a ritmo lento nell’occidente cubano?


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